martedì , 19 Ottobre 2021
La scelta di Brittany: suicida per non soffrire più

La scelta di Brittany: suicida per non soffrire più

Gannaio 2014, dopo una serie di mal di testa debilitanti, Brittany Maynard scopre di avere un tumore al cervello. I medici le dicono che ha solo sei mesi di vita. Ha da poco compiuto 29 anni.

Il glioblastoma multiforme è una delle forme più aggressive di cancro. In pochissimo tempo cresce e si espande alle altre parti del cervello. Studi scientifici hanno dimostrato che alcuni pazienti riescono a “sopravvivere” circa tre anni sotto terapia.

Di fronte a poche opzioni nella sua casa in California, Brittany e la sua famiglia hanno deciso di trasferirsi in Oregon dove l’eutanasia è consentita. Le sono stati prescritti dei farmaci per permetterle di vivere in modo tranquillo ed indolore.

Pressata dalla consapevolezza dei pochi mesi che le restano da vivere Brittany decide di trascorrere quanto più tempo possibile con le persone che ama e viaggiare.

Brittany ha deciso di ricorrere all’eutanasia. Il 1 Novembre scorso se n’è andata lasciando dietro di sè una rinnovata attenzione nei confronti di una pratica della quale in Italia si è parlato a lungo in occasione del caso Welby, il militante del Movimento Radicale affetto da distrofia muscolare. Attivista, politico, giornalista, poeta e pittore italiano, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia.

Morto nel 2006, il Vicariato di Roma non ha concesso a Piergiorgio Welby il rito religioso. Ad oggi, otto anni dopo, non esiste ancora in Italia una legge sull’eutanasia.

Il Vaticano è intervenuto anche sul recente caso di Brittany ponendo l’accento sulla parola “dignità“. Infatti, coloro che sono a favore dell’eutanasia la presentano come una “fine dignitosa” mentre il Vaticano, per bocca del mons. Carrasco de Paula, afferma

L’unico che sa come stanno veramente le cose è Dio, lui avrà capito e accolto

aggiungendo

Se un giorno si portasse a termine il progetto per cui tutti i malati si tolgono la vita, questi sarebbero abbandonati completamente: il pericolo è incombente perché la società non vuole pagare i costi della malattia e questa rischia di divenire la soluzione. Brittany Maynard lo ha fatto pensando di morire dignitosamente, ma è qui l’errore: suicidarsi non è una cosa buona, è una cosa cattiva perché è dire no alla propria vita e a tutto ciò che significa rispetto alla nostra missione nel mondo e verso le persone che si hanno vicino.

About Marcello Coppola

Capo ricevimento presso il Grand Hotel Europa Palace di Sorrento, consulente di marketing per attività ricettive e ristorative, presidente dell'Associazione Non solo teoria operante nel settore della formazione professionale in ambito turistico. Amo la tecnologia, il Marketing ed i Social Media con una forte connotazione verso il settore del Turismo. Devo molto ad eventi formativi quali "BTO - Buy Tourism Online" ed il "WHR - Web Hotel Revenue". Credo che la formazione continua sia la prerogativa di ogni professionista.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*