lunedì , 21 Giugno 2021
La Pastiera: rinascita dei profumi e sapori

La Pastiera: rinascita dei profumi e sapori

Pastiera Napoletana tradizionale

Quando si parla di Pastiera nel napoletano, si parla di Pasqua. Anche se oramai questo dolce lo ritroviamo un po’ tutto l’anno e non solo a Napoli, rimane ancora il piatto principe che accompagna la fine dei pranzi pasquali partenopei.

Parlare della tipicità di questo dessert per l’insieme degli ingredienti che lo compongono è ancora più affascinante pensando al significato che essi avevano prima nel mondo pagano e poi in quello cristiano.

Nella pastiera, infatti, troviamo le uova da sempre simbolo della vita nascente, e poi il grano, cotto tipicamente nel latte, come augurio di ricchezza. Senza dimenticare l’acqua di mille fiori a ricordare il ritorno della primavera. Ci sono anche latte, burro o strutto, vaniglia, limone, cedro candito, arancia candita e cannella. Insomma, un vero e proprio tripudio di sapori e aromaticità da preparare non oltre il Giovedì Santo, come vuole la tradizione poiché i sapori hanno bisogno di tempo per amalgamarsi tra di loro.

La Pastiera Napoletana è protagonista d’innumerevoli leggende, miti, aneddoti e curiosità.

La storia attribuisce la sua creazione ad un convento napoletano, ma di certo si sa che le suore del convento di San Gregorio Armeno fossero particolarmente brave nel preparare questo complesso dolce, a simbolo della resurrezione, destinato alle famiglie più facoltose di Napoli.

Le leggende dicono tutt’altro. Si narra, infatti, che la sirena Partenope allietasse, ogni primavera, i napoletani con il suo melodioso canto. Una volta il canto della sirena risultò così soave e melodioso che i napoletani incaricarono sette ragazze di consegnare in dono alla sirena alcune tra le cose che essi avevano di più prezioso: la farina, a simboleggiare la campagna; la ricotta, legata al mondo della pastorizia; le uova, simbolo di nuova vita; il grano e il latte, l’acqua di mille fiori, per ricordare i profumi della terra; le spezie, come omaggio dei popoli d’oriente; lo zucchero.

La sirena prese tutti questi doni e li porto agli dei, i quali li amalgamarono in un pasticcio che ricordasse in dolcezza il canto di Partenope.

Un’altra leggenda narra, invece, che siano state le mogli di alcuni pescatori a lasciare in dono al Mare questi ingredienti, per propiziare il ritorno dei loro cari, e che il mare durante la notte abbia amalgamato gli ingredienti creando questo sublime dolce.

Vi è poi l’aneddoto legato alla regina Maria Carolina d’Austria, detta la ”Regina che non rideva mai”, che a seguito delle insistenze del marito Ferdinando II di Borbone, assaggiò un pezzo di pastiera regalando al consorte un gradito sorriso, tanto che il Re ordinò ai suoi pasticceri di confezionare più spesso quel dolce per non dover vedere la consorte sorridere solo a Pasqua.

E poi c’è la tradizione legata a Massaquano, piccola borgata di Vico Equense. Qui, infatti, nel giorno della Festa della Madonna, il martedì di Pentecoste, in ogni casa non può mancare la pastiera, dato che la Pentecoste era considerata l’ultima Pasqua, dopo quella dell’Epifania e della Resurrezione.

Certi che ogni massaia o pasticciere proponga una sua personale versione, la pastiera deve essere “aveta e zucosa” ossia alta e succulenta come diceva Eduardo De Filippo.

Quale vino abbinare a questo simbolo della Resurrezione di Cristo e della rinascita dei sapori dopo le privazioni quaresimali?

Siamo di fronte ad un dolce complesso, ben strutturato, speziato e molto aromatico. La scelta, pertanto, richiede un vino di uguale spessore ovviamente un vino dolce: passiti come la Malvasia delle Lipari, un Aleatico campano passito, un Moscadello di Montalcino, un Picolit del Friuli o un Ramandolo.

Forse, per la varietà dei profumi e delle spezie, andrebbe benissimo un Gewurztraminer passito in grado di accompagnare la pastiera con la sua tipicità di profumi.

Data la complessità, andrebbero bene anche dei vini liquorosi come un Marsala Superiore Dolce o uno Sherry dolce come un Cream Sherry o un Pedro Ximénez.

Vogliamo parlare di un buon Nocillo fatto in casa come da buona tradizione, che tra l’altro può aiutare la digestione pasquale non per nulla facile? Per lo stesso motivo, invece, lascerei perdere il Limoncello.

Insomma, c’è da sbizzarrirsi con i vini, ma ancor di più c’è da deliziarsi con una buona fetta di Pastiera.

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