martedì , 2 Giugno 2020
Quanto siamo diversi dagli scimpazè?

Quanto siamo diversi dagli scimpazè?

Sebbene la storia evolutiva dell’uomo sia controversa, è generalmente accettato che il nostro più vicino parente tra i primati sia lo scimpazè e che il più recente antenato comune visse 4,6-5,0 milioni di anni fa. Da questo deriviamo noi, una nuova specie che possiede, almeno ai nostri occhi, importanti attributi biologici che ci rendono molto diversi da tutti gli altri animali.

Ma quanto siamo diversi dagli scimpazè?

Per quanto riguarda i rispettivi genomi, la risposta è “circa l’1,5%”, cifra che rappresenta la diversità tra le sequenze nucleotidiche dell’uomo e dello scimpazè.

Queste differenze potrebbero essere interessanti per quanto riguarda l’evoluzione del genoma, ma non rivelano nulla su quali siano le carattteristiche speciali dell’uomo. Molte differenze sono dovute probabilmente a sottili cambiamenti nei profili di espressione dei geni coinvolti nei processi di sviluppo e nella specificazione delle interconnessioni all’interno del sistema nervoso. Quello che ci rende umani probabilmente non è il genoma umano di per sè, ma il modo in cui il genoma funziona.

In realtà, pur evolvendosi, l’Homo Sapiens è rimasto “uno Scimmione senza peli”, in quanto non ha perso alcune caratteristiche, egli segue nella vita sociale e sessuale i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati.

Parliamo, ad esempio, dell’alimentazione. Sappiamo che da raccoglitore di frutta, siamo arrivati all’uccisione della preda basata sulla collaborazione e questo ha portato svariati cambiamenti nel suo sistema alimentare.

Il lavoro ha sostituito la caccia, conservando molte delle sue caratteristiche fondamentali. Si dice che l’uomno “porta a casa il pane”. Come primati, dovremmo consumare piccoli e continui spuntini, invece abbiamo due o tre pasti ad orari ben definiti, come se fossimo ancora impegnati in un’attiva caccia alla preda. Noi scaldiamo il cibo e lo mangiamo quando è ancora caldo e qualcuno sostiene che ciò aiuta a simulare “la temperatura della preda”.

Come per gli altri primati, anche per noi è difficile resistere ai “dolci”. Il normale cibo dei primati, man mano che matura e diventa più adatto ad essere consumato, di solito si fa più dolce, per  cui le scimmie presentano una forte reazione verso questo sapore.

Si tratta solo di alcuni esempi che ci fanno capire quanto il nostro comportamento, i nostri impulsi sono ancora molto vicini a quelli dei nostri antenati o almeno cerchiamo senza saperlo di mantenerci legati ad essi.

About Annalisa Aiello

Classe '88 di Piano di Sorrento. Ho conseguito la maturità scientifica presso il Liceo Statale di Sorrento "G.Salvemini". Attualmente studio Scienze Biologiche all'Università degli Studi di Napoli Federico II.

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