mercoledì , 5 Ottobre 2022
Un docente della costiera sorrentina tra i “frondisti” nella guerra di successione al Conservatorio che formò Bellini e Muti: il “caso” conquista le testate nazionali

Un docente della costiera sorrentina tra i “frondisti” nella guerra di successione al Conservatorio che formò Bellini e Muti: il “caso” conquista le testate nazionali

C’è anche un Maestro della costiera sorrentina tra i «frondisti» nella guerra in seno all’organo di vertice del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, il luogo che ha formato Vincenzo Bellini, Salvatore Accardo e Riccardo Muti.

Si tratta del docente Roberto Altieri che, insieme ad altri quattro colleghi, hanno rimesso il mandato di consigliere del Cda. Il motivo è tutto esposto negli articoli presenti sulle home page dei principali quotidiani on line italiani.

Vi proponiamo qui di seguito, il serivzio tratto da Corriere.it, con tanto di dichiarazioni rilasciate dal Maestro Altieri

«Ingovernabile» disse nel 2012 sbattendo la porta Pasquale Del Vecchio, allora Presidente del Cda del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. «Una bolgia assurda» tuonarono all’unisono pure dal Ministero dell’Istruzione. E oggi, dopo più di due anni di commissariamento, il clima nel luogo che ha formato Vincenzo Bellini, Salvatore Accardo e Riccardo Muti sembra quasi peggiorato. A giorni la Ministra Stefania Giannini nominerà il nuovo Presidente del consiglio d’amministrazione; non c’è il nome, ma già si sa quale sarà la sua prima grana: lo scontro, a dir poco rovente, tra la Direttrice del consiglio accademico, Elsa Evangelista, e cinque (ex) consiglieri, che si sono dimessi il 16 gennaio, denunciando la «conduzione monocratica e opaca» dell’Istituto, l’«affidamento di incarichi ai suoi favoriti» e «l’esautoramento del Consiglio dalle sue prerogative». Parola di Roberto Altieri, uno dei docenti che ha rimesso l’incarico.

I punti della discordia
Da dove nasce il muro contro muro? Sono cinque i punti contestati dai dimissionari; in primo luogo, il metodo utilizzato per consegnare al Ministro la rosa dei nominativi tra i quali scegliere il futuro Presidente del Cda: «Siamo stati informati all’ultimo, con solo quattro giorni per scegliere un profilo tanto delicato – dice Altieri – è ovvio che il Direttore aveva già deciso chi dovesse essere il candidato e ci ha convocati a cose fatte». E’ sempre ad Evangelista che viene contestata l’assegnazione di 28 incarichi di collaborazione («fiduciari e retribuiti», puntualizzano), senza averne preventivamente informato il Consiglio accademico; e che dire dell’offerta formativa? A sentire i «frondisti» del conservatorio, non sarebbero mai partiti i corsi concordati dal collegio, a vantaggio di altre attività delle quali i consiglieri non sarebbero mai stati informati. Corredano il documento le denunce relative al mancato o parziale accesso ai verbali delle sedute, come anche alla «censura della corrispondenza». «Mi è capitato di andare all’ufficio protocollo per chiedere di vedere tutti gli atti sulla nostra attività – prosegue combattivo Altieri – l’impiegato ci spiegò che il direttore ci autorizzava ad accedere solo ai documenti dell’ordine del giorno, nonostante altra posta fosse indirizzata all’intero Consiglio».

Una polemica che viene da lontano
Se è vero che la ridda si concentra (curiosamente) nei giorni che precedono la nomina del nuovo Cda, i motivi di contrasto sono più antichi. «Da più di due anni denunciamo al Ministro l’elenco delle anomalie relative alle decisioni del Direttore e abbiamo coinvolto anche la Magistratura; il 20 marzo scorso, per dire, in cinque abbiamo inviato una denuncia che arrivava ad ipotizzare l’omessa vigilanza ministeriale sugli atti del Conservatorio, tracciando l’ipotesi di più di un profilo penale della vicenda», spiega Altieri. E aggiunge: «Contestualmente alle nostre dimissioni, abbiamo chiesto che vengano inviati a Napoli gli ispettori ministeriali per le verifiche dovute, perché non accade?». La Direttrice del San Pietro a Majella, Elsa Evangelista, una spiegazione ce l’ha: «Perché al Ministero le archiviano per la palese insussistenza di contenuti, anzi non le leggono nemmeno». E’ sempre lei che rilancia: «In un momento di grande attenzione delle Istituzioni verso il Conservatorio di musica di Napoli, vista la qualità didattica e l’alto profilo di molti docenti, dispiace che alcuni di essi, tra l’altro più volte denunciati sia dagli studenti che dai Direttori, per omissioni di doveri di stato, intemperanze verbali e atteggiamenti ostili alle istituzioni interne all’Istituto, vogliano ancora una volta interferire fornendo false e infondate notizie». Insomma, l’obiettivo, a sentire il vertice del Consiglio accademico, sarebbe solo quello di «alzare un polverone, anche per questioni personali. Come quella di Altieri, il cui rammarico è forse di non aver racimolato che pochi voti quando si candidò alla direzione del conservatorio». E, intanto, che ne è della didattica? «Sinceramente noi continuiamo ad andare avanti a gonfie vele e a lavorare con grande tranquillità, non ci sono problemi».

Il futuro del Consiglio accademico
Sarà, ma il supremo organo didattico di Napoli, dal giorno delle dimissioni di Roberto Altieri e degli altri (si tratta di Maria Teresa Barretta, Enza Caiazzo, Lucio Maria Lo Gatto e Maria Pia Ruggiero), adesso rischia di rimanere paralizzato. A pieno regime funziona con 13 unità, ma le cinque defezioni più una sesta dovuta alle recenti dimissioni di uno dei delegati scolastici porta il plenum a sette membri. «Se dovesse dimettersi anche l’altro rappresentante degli studenti – spiegano i frondisti – il Consiglio resterebbe paralizzato». Gli scenari possibili, a quel punto, a detta di Altieri, sarebbero due: «Elezioni suppletive per coprire i posti vacanti o commissariamento dell’organo da parte del Ministro»; una questione inesistente, secondo Elsa Evangelisti, che definisce le dimissioni dei cinque docenti come «una scelta ridicola»anche perché tra poche settimane il Consiglio scade comunque».
Aspettando la nuova governance del Conservatorio
Anche per questo, la sbandierata «ingovernabilità» del San Pietro a Majella rimbomba pesantemente d’attualità oggi, quantomeno per i fiumi di fiele in circolo tra i corridoi. A farne le spese sarebbe soprattutto l’attività didattica (mancanza dei corsi preaccademici e ritardi nella formazione delle classi di jazz) a dispetto dell’immagine mediatica che, invece, sembra raccontare una realtà diversa. Gli studenti napoletani, per dire, hanno aperto con un loro concerto il semestre italiano Ue a Londra, mentre si è da pochi giorni inaugurata una casa editrice, che pubblicherà testi musicologici di forte impatto scientifico. Il maggior endorsement pubblico viene però da Riccardo Muti, che non solo ha studiato in questo Conservatorio, ma che lo ha definito «un luogo sacro che non appartiene a Napoli, ma è un patrimonio dell’umanità intera». Proprio Muti, quasi un anno fa, lanciò un interrogativo che oggi, alla vigilia delle nomine per la nuova governance, suona profetico: «Il nostro governo sa che questo è uno dei luoghi più importanti del mondo? E se lo sa, come intende comportarsi?».

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