lunedì , 18 novembre 2019
A proposito del porticciolo di Massalubrense

A proposito del porticciolo di Massalubrense

Pensieri di un’affezionata amica

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa riflessione della dott.ssa Luciana Siddivò

Al di là degli interessi particolari (chi ci guadagna?), al di là delle culture particolari (per chi è bello per chi è brutto?), al di là degli amministratori (i politici che decidono), mi domando: questo progetto del porticciolo di Marina della Lobra ha dietro di sé una visione di quale prospettiva si vuole dare a questo paese, a questo territorio, a questi cittadini?

Ancora, a parte che il concetto di sviluppo legato alla distruzione delle risorse specifiche di un territorio ha ampiamente dimostrato la sua non sostenibilità ambientale economica e civile, a parte che scelte politiche non condivise e negoziate con il territorio non possono rappresentare lo sviluppo di quel territorio (vedi No Tav), a parte che la crisi della politica attuale nasce anche, se non proprio, da un modo di procedere senza visione ma per interessi, senza analisi ma per slogan, senza prospettiva ma per emergenze, mi domando ma questo progetto da quale idea di sviluppo è sostenuto?

Ancora mi domando: i dieci anni che sono passati dall’ideazione di tale progetto che hanno rivelato una crisi economica e politica del paese senza precedenti, che hanno completamente cambiato la realtà turistica-diportistica del golfo di Napoli e della Marina della Lobra, non sono un tempo necessario e fenomeni evidenti su cui calibrare e rinegoziare l’intervento?
Per quanto i tempi delle burocrazie amministrative siano impossibili, l’intelligenza delle persone e l’analisi dei fatti deve potere prevalere sull’ottusità delle carte oppure -come diceva Goya- “il sonno della ragione genera mostri” . Per esempio il progetto approvato del porticciolo di Pozzuoli prevedeva una banchina di cemento ma l’intervento di un direttore dei lavori illuminato con l’accordo di imprese private ma anche esse illuminate, ha fatto sì che oggi ci sia un attracco di tufo disegnato da un architetto.

Il mio intervento non vuole essere contro o a favore di nessuna parte, ma vuole essere a favore di -Marina della Lobra, di Massalubrense, della Campania, e dell’Italia. La nostra comunità e le nostre microcomunità hanno come loro maggiore risorsa l’unicità dei luoghi, la storia che è scritta non solo nei suoi monumenti ma nei suoi muri, nei suoi alberi , nei disegni naturali e unici dei suoi panorami, nelle eccellenze artigianali che questi contesti ambientali avevano prodotto e nelle colture e culture che avevano sviluppato.

Non parlo di nostalgia ma di specificità, di patrimoni che l’Italia ha e sta sperperando. Se parlate con un anziano di massa vedete il suo sguardo che vede ciò che la ns insensibilità non vede più. Basta camminare lungo i sentieri per sentirsi dire da loro che vedono l’impoverimento di oliveti, (meglio vendere la legna da fuoco) limoneti (la raccolta costa più dei braccianti che servono a raccogliere) “guardate come hanno ridotto questa terra” e capire il patrimonio che stiamo perdendo.

La mia ipotesi che il futuro civile sarà di quei posti e quelle amministrazioni che sapranno e potranno produrre conoscenza e condivisione, il futuro ambientale sarà di quei territori che sapranno preservare i loro equilibri (se il mare non ce la fa più, il sistema non regge più, se il golfo è inquinato il turismo anche di Massa non si può sviluppare), il futuro economico e turistico sarà di chi saprà sviluppare la specificità dei suoi luoghi (ogni territorio ha una vocazione), l’unicità dei suoi oggetti (ormai l’omologazione non tira più, tutti gli alberghi sono uguali in tutto il mondo, tutti i negozi vendono le stesse cose, il mondo va’ verso quello che l’antropologo M. Augè ha definito i “non luoghi” spazi senza identità o meglio con la stessa identità ovunque).

Quando dieci (di più?) anni fa si cominciò a parlare del porticciolo io vedevo nel progetto di creazione di una moderna “marina”, la possibilità di indirizzare lo sviluppo turistico di Massalubrense nella direzione di porticciolo per la nautica da diporto.

Sempre dieci anni fa andai dall’allora sindaco a perorare -da persona che villeggia a massa da 56 anni- la causa di una politica di protezione e tutela della particolarità di questo villaggio così unico. Allora le scelte di dare spazio a parcheggi e bar, musica notturna e turismo quotidiano, cominciavano a cambiare la destinazione residenziale del luogo. Di fatto è accaduto che Marina del Cantone e S. Agata si sono valorizzate mentre la Marina della Lobra è stata sempre più abbandonata dal turismo residenziale e vissuta sempre più da quello di ‘passaggio’, gli stessi ‘villegianti’ di dieci anni fa sono diminuiti e siamo rimasti uno sparuto gruppo di affezionati resistenti.

Io ho amici di Marciano che ormai sono anni che non scendono più alla marina mentre prima si scendeva a Massa per prendere la barca, per cenare la sera, per incontrare amici. Ora tutta la vita estiva gravita su Nerano. Caso o conseguenze di scelte politiche?

Lungo preambolo per dire che sarebbe sempre meglio agire con una visione prospettica che nasce da analisi e non da desideri e interessi personali o “di vetrina” dei politici di turno. Questi ultimi 10 anni non solo hanno visto una certa decadenza sociale della marina, ma sono anche gli anni della crisi economica e soprattutto di una progressiva esclusione del golfo di Napoli dai circuiti della nautica da diporto. Certo ci sono i mega yacht a Capri e a Napoli, certo i napoletani hanno barche di varie grandezze che – soprattutto le più grandi – ad agosto vanno via dal golfo; generalmente si allontanano in cerca di mare pulito e di posti che conservano la loro identità.

Allora forse un progetto per la Marina della Lobra dovrebbe guardare a queste attuali tendenze e dovrebbe cercare di investire sulla sua vocazione naturale che ancora può essere un valore e una attrattiva di vario turismo di qualità, piuttosto che su una fantasia di progresso e modernità che ovunque intorno a noi sta dimostrando le sue falle.(dove vanno oggi le barche di spagnoli francesi inglesi tedeschi?

Sempre più verso il sud della Sicilia, sempre più dove si preserva l’originalità dei luoghi e la loro unicità siciliana e italiana; e quali flussi può intercettare Massalubrense? certo non la mondanità sardagnola e di alcune isole eoliane, certo non il pubblico giovanile della riviera romagnola, Massalubrense e la costiera sono e sono sempre stati posti ‘difficili’, come Procida, per intenditori amanti o della calma o della vita attiva e sportiva, turismo di elitè in cerca di bellezza, di storia e natura).

La marina come villaggio dell’artigianato locale, lo spazio per i pescatori, la balneazione come risorsa in un litorale dove sono difficili gli accessi, sport d’acqua e certamente anche una razionalizzazione dei luoghi che disciplini gli ormeggi, dislocazione strategica dei parcheggi (ma perchè a Positano e a Portofino l’accesso alle auto è vietato e a Marina della Lobra si pensa ai parcheggi??), baretti ristoranti ma non musica notturna in una enclave che è orograficamente, storicamente e lavorativamente (perché laggiù ci sono molte persone che la mattina si alzano presto per lavorare) avvolta su se stessa.

Materiali naturali come il legno per le strutture e certamente la conservazione della struttura dell’attuale circolo nautico che è l’unica che può reggere paesaggisticamente e culturalmente l’impatto con quell’ambiente.

Di fatti tra tutte le cose dubbie del progetto trovo la palazzina nel centro del porto sicuramente l’idea peggiore che si potesse avere, la più antica, arretrata, (l’elevazione del cemento è urbanisticamente una figura degli anni 60 o delle città, vogliamo arrivare per ultimi dove gli altri cominciano a tornare indietro da quella illusione che era una metafora del progresso che conquistava lo spazio verticale all’orizzontalità della terra?).

Insomma c’è spazio e ci sono possibilità per investire in modo negoziato tra le parti e intelligente, valutando l’impatto ambientale, concordando tra gli interessi di coloro che vivono il territorio, progettando uno sviluppo ecocompatibile e lungimirante, perché allora fare una battaglia di schieramenti, di interessi, di poca attualità?

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